Vajont 2010

nella foto a lato un'istantanea di Omar Rottoli impegnato nell'ottima performance teatrale alla diga del Vajont sul testo di Marco Paolini «Orazione civile».

cliccate l'immagine qui sotto e sarete trasferiti nelle pagine dedicate a tutto il percorso da Brescia a Erto con le tre frazioni da noi pedalate: Brescia-Salò, Salò-Caldonazzo e Caldonazzo-Erto. Ringraziamo Alberto Bellato per l'eccellente lavoro e precisa trascrizione dei dati GPS. Il sistema di default è in miglia, per renderlo metrico-decimale cliccate in alto a destra.

 

Di seguito i testi di alcuni partecipanti alla ciclospedizione alla diga del Vajont dell'ottobre 2010. I testi sono direttamente visionabili in orginale sul sito delle Comari della Maratona delle Dolomiti, qui il link


Alberto Bellato
È da lungo tempo che non tocco più la bici: dai primi giorni di luglio è ancora chiusa nella sua borsa, in un angolo buio del garage. Non sento il bisogno di uscire e pedalare, forse perché non ho le giuste motivazioni e preferisco dedicarmi ad altro.
Come ogni anno so che ai primi di ottobre ci sarà la pedalata in memoria delle vittime della tragedia del Vajont: gli anni passati un intoppo dopo l'altro ha sempre impedito la mia partecipazione. Quest'anno che la voglia è nulla, sembra che ci sia qualche possibilità. Inizio a segnare i giorni sul calendario, a fare il conto di quanto manca e quanto mi manca per la mia organizzazione, con la voglia di pedalare che non accenna a crescere. Fino all'ultimo, impegni di lavoro incombono sulla mia possibile partenza, a volte spero che sia così: almeno evito di affrontare la strada!
Dall'altra parte c'è però il significato intimo di questa pedalata, che mi spinge a sperare di esserci.
Ogni volta che passo per Longarone ho sempre un brivido, cercando con lo sguardo quella vela in cemento che si staglia nella gola del Vajont. E' tragicamente bella e affascinante. Mi dico sempre «la prossima volta giro e vado su» ma quella prossima volta si allontana e vien sempre rimandata, tanto ci passerò tante altre volte – è la scusa ufficiale!
Si avvicina il giorno della partenza, bisogna iniziare a preparare almeno la bici, pensare a cosa portare, come caricare tutto quanto e magari iniziare a pensare a cosa si sta per affrontare, ma di quello ancora voglia zero! È strano, sto per partire e non mi sono informato di come sia la strada, non so quante salite si affronteranno: molto strano per me che ho sempre avuto l'abitudine e la curiosità di sapere dove avrei pedalato. So solo a grandi linee dove andremo e che molti tratti saranno per me completamente ignoti.
Sotto un cielo grigio e un'umidità che non lasciano sperare nulla di buono, ritrovo i compagni di viaggio, con i quali condividerò i prossimi giorni: cari vecchi amici, già compagni di avventura, e persone per me nuove, che amiche diventeranno chilometro dopo chilometro.
Curiosamente, in questo momento sembra che la voglia di inforcare la bici sia tanta: la sensazione é quella buona che ti fa sentire che nulla ti può fermare. Lasciamo lentamente il centro, accompagnati dal traffico fastidioso e dalle prime gocce, che via via diventano sempre più insistenti. Ci «palombariamo» per bene e ripartiamo, incuranti della pioggia, ormai insistente. Raggiungiamo la luga ciclabile che ci porterà fino a Salò: finalmente un po' di tranquillità, finalmente si può pensare a se stessi e a nient'altro!
Acqua e strada libera, tutta per noi. So che sembrerà strano, ma è uno spettacolo!
Ancora acqua, ma questa volta è attesa: ci imbarchiamo a Salò, per raggiungere la riva orientale del Garda, a Malcesine. Un'occasione per conoscere i miei nuovi compagni di viaggio, scambiando sguardi e battute.
Arriviamo a Malcesine, pioviggina ancora. Ancora traffico, troppo traffico, lungo la strada. Ci dà un po’ di respiro qualche tratto di pista ciclabile. Viaggiamo con un buon ritmo: abbiamo imparato, dopo i primi chilometri a conoscere le nostre andature, fino a trovare la giusta cadenza del gruppo, senza sforzare troppo: inizio a comprendere che questo é il segreto del cicloviaggio.
Ci allontaniamo dal lago e ci immergiamo nella tranquillità di vigneti e frutteti, fino a raggiungere la valle dell'adige, lungo una strada ciclabile spettacolare.
La nosta meta odierna si avvicina sempre più, la voglia di girovagare è sempre più forte: come sono lontani la svogliatezza e la mancanza di stimoli... Con questa spinta affronto l'ultima fatica della giornata, una salita non facile, dura se fatta con una bici 'normale'. Ad ogni colpo di pedale si sente che la meccanica è al limite, dovendo sopportare dei pesi e degli sforzi poco adeguati al mezzo. Arriviamo a scollinare uno alla volta, ci ricompattiamo e capisco che siamo ormai un gruppo, che avanza unito grazie alla forza di ciascuno dei suoi componenti: siamo stanchi, ma la consapevolezza di poter contare sugli altri, ci fa sentire molto meno la fatica, fatica che almeno per oggi è davvero finita: ci aspettano solo la cena e il meritato riposo. <fine prima parte>

 

Luca Bonometti
Anche se latitante, non scordo mai i miei amici! Cosa dire di questa nuova esperienza ciclistica?
Un bellissimo itinerario. È vero che l'ho già fatto tre volte ma per me è sempre una prima e una ancor più bella combriccola di persone-amici-fratelli.
Sono partito da Brescia con moltissimi dubbi e perplessità. Non per quello che la cosa rappresenta ma sulle mie capacità fisiche e, ancor più importanti, psichiche.
Non che servano importanti grandi doti fisiche in questi contesti, più o meno dovrebbe essere così, ma per quello che poteva passarmi per la testa in caso di difficoltà. Ma non è stato cosi.
Motivazioni forti certo, ma anche un forte spirito di squadra e sostegno morale.
GRAZIE RAGAZZI!!!!!!
Poi i numeri, quelli importanti.

Poco più di 260 km, compreso i 30 di oggi per tornare a Belluno a prendere il treno.
1800 mt di dislivello.
Una media di poco sotto i 18 km/h.
Oltre i 130 kg di peso tra bici,bagagli e il sottoscritto.

Ragazzi, quando si riparte????


Alessandro Schiavi
Liberarsi dei vari fardelli della vita quotidiana, diventa sempre più difficile, ti avvolge e di intrappola fino a poter credere che in realtà la maggior parte della popolazione sia dentro un immenso luogo di lavori forzati dove ognuno è legato ai propri doveri oltre l'umana comprensione. Infatti vedi che la maggior parte delle cose non sono fatte a regola d'arte e con amore ma con sufficienza e superficialità. Legati ai nostri "doveri", perdiamo il rispetto del prossimo e ancor prima per noi stessi.
Finisco di preparare la bicicletta alle 2 e 30 del mattino, per varie ragioni, far prima non era stato possibile. Quattro ore dopo, mi sveglio per andare al ritrovo con gli altri amici, svegliarsi per queste ciclospedizioni è un piacere.
In piazza Loggia ci troviamo tutti per il consueto caffè, un profumo che in queste occasioni ci lega ancora di più. La piazza è bagnata e la pioggia è vicina, partiamo allegramente verso il lago di Garda.  A bordo del traghetto, da Salò a Malcesine, le signore del bar di bordo ci accolgono e ci preparano delle ottime lasagne, navigare insieme e raccontare dei viaggi vissuti riunisce ancora di più, appena scesi ci ritroviamo a pedalare con motivazione e forza, la salita di Nago scorre senza lasciare traccia di fatica.
La compattezza del gruppo appare tale da creare un unico organismo, l'attenzione di ognuno è sempre rivolta al vicino, i chilometri perdono di consistenza e rimane solo il viaggio.
Arrivati davanti al Mattarello, nonostante le bici abbiano anche 20 kg di peso in più per i vari bagagli, tutti esercitano una forza decisiva e tale da raggiungere la cima senza pensieri. Da qui è tutto facile per raggiungere la fine della prima tappa, l' albergo Monte Cimone a Caldonazzo.
Il mattino dopo, la Valsugana ci mostra la sua ampiezza e la sua dolcezza, i campi di mele, i cavalli, la strada dedicata alle biciclette immersa nel paesaggio, le cose belle fatte dagli uomini per gli uomini, esistono, possono coesistere con la natura circostante, non è tutto perduto.
Le scale di Primolano, attraversano il forte ormai diroccato anche se i suoi bastioni appaiono ancora solidi e perpetui, attraversare uno sbarramento così importante con le nostre biciclette stimola a cercarne ancora altri da abbattere. Entriamo a Feltre nel luogo tempio dell'arrivo di una delle più belle corse ciclistiche amatoriali. Alcuni di noi rivivono quella emozione, indimenticabile.
Il traffico aumenta, la città di Belluno si avvicina e con lei il traffico tipicamente cittadino e forzato, tutti i prigionieri del minuto si accalcano con malumore in file enormi anche se la giornata è ormai tiepida di sole e tersa di aria; evidentemente la loro modalità non gli dà scampo, devono vivere questo purgatorio ed espiare chissà quale peccato.
Incontriamo il nostro amico Bortolo che dirige cento e più ciclisti della Fiab nella valle del Piave. Lo abbraccio, invadiamo per qualche minuto l'intera sede stradale di questa strada quasi deserta, siamo sotto la diga del Vajont ma in questo momento c'è solo l'allegria e il buon umore, un incontro spettacolare.
La salita verso il culmine della diga, è dura per tanti motivi, per il significato di quel posto, per la stanchezza ormai raggiunta e per la velocità sostenuta nell'ultimo tratto, quel grande muro, quel monumento, immensa lapide, incute quella serie di emozioni con cui non vorremmo mai aver a che fare.
Arriviamo a Erto e l'accoglienza è dirompente. Ci accolgono con un grande abbraccio e il nostro viaggio ciclistico ha il termine. Ceniamo insieme, tra amici, volontari, superstiti e ciclisti, regna una armonia quasi musicale. Dopo poco raggiungiamo nuovamente la diga, siamo nel tendone dove il testo di Marco Paolini verrà interpretato e riportato in quella valle, la tensione ed il silenzio sono assordanti.

 

Ornella Ghirelli
che dire... tante cose, tante emozioni, tanta felicità difficile da racchiudere in poche righe. Ho letto il racconto di Alberto, le parole di Luca e Alex, Max... be’ complimenti a tutti!!! Son contenta che anche per voi questi tre giorni sono stati indimenticabili. Volevo ringraziare di cuore tutti quanti, in particolare chi ha organizzato tutto ciò, perché è solo grazie a persone come voi che date la possibilità a chi, come me, da sola non riuscirebbe a mettere assieme una cosa così grande. Grazie, grazie a tutti per la compagnia.
In confidenza vi dico che nell'ultima salita (quella per arrivare ad Erto) non pensavo di emozionarmi ancora così tanto, come la prima volta che l' ho fatta (sempre con voi). L'emozione, almeno per me, è dovuta da una serie di motivi: il modo con il quale siamo arrivati a destinazione (con le nostre forze), l'ambiente, il paesaggio circostante  per me spettacolare, (la vista delle montagne mi prende il cuore ogni volta... è una cosa più forte di me...) e poi la storia particolare che è racchiusa in quelle vallate. Ma quello che rende grande la cosa è l'arrivare assieme, l'averci aiutato l'un con l'altro nei piccoli, grandi momenti di difficoltà e aver goduto assieme delle tante gioie di questa ciclovacanza.
Il tutto è stato ancora più toccante grazie anche allo splendido pomeriggio di sole ai meravigliosi colori del tramonto che hanno accompagnato la nostra entrata al caratteristico paese di Erto.
Sono tornata con il cuore così carico di serenità che mi ha accompagnato anche durante tutto questo uggioso lunedì di pioggia. Già non vedo l'ora di partire per una prossima pedalata assieme!!!
Ciao a tutti, Ornella

 

Alberto Nencioni
Ciao a tutti, riesco solo oggi, per motivi di lavoro, a scaricare la posta e leggere le e-mail di tutti.
Condivido pienamente le emozioni e le sensazioni descritte da ognuno di voi, è stato, come al solito, un viaggio intenso carico di amicizia, altruismo, dedizione, entusiasmo e voglia di vivere e condividere il viaggio stesso. Appartenere alla razza o specie o famiglia, o come la si voglia chiamare, dei Paciclici mi rende orgoglioso e ottimista nel pensare che il messaggio che carichiamo sulle nostre biciclette si possa diffondere come una vampa incendiaria coinvolgendo sempre più persone.
Anche io non vedo l'ora di ripartire con il gruppo e di condividere nuovamente un’altra bellissima esperienza come quella appena fatta.
Un abbraccio a tutti, Alberto


un minivideo improvvisato del nostro arrivo a Feltre grazie all'ottima regia di Alex S.

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