Cosa ci sentiamo di dire noi paciclici sulla scadenza del 12-13 giugno?

In un comunicato, il presidente Fiab Dalla Venezia ha già ricordato la coerenza tra il promuovere la mobilità ciclistica e l'appoggiare le battaglie per la salute e per l'ambiente che sono alla base di due dei tre quesiti referendari, da cui l'invito a tutti gli iscritti Fiab ad andare a votare.
Noi aggiungiamo che
andare a votare per cancellare leggi contrarie all'interesse comune dovrebbe essere un'esigenza di tutti, quasi un dovere di cittadinanza.

Come ci si può astenere? Sapendo poi a cosa può portare l'astensione se arriva al 50% degli elettori. Sapendo che non è come alle elezioni per il sindaco, o per il parlamento, che uno magari non ci va perché non saprebbe quale candidato o quale partito votare e lascia che siano gli altri a scegliere per lui.
Nel referendum, come si sa, succede il contrario: gli astenuti (o astensionisti se lo fanno di proposito) possono, impedendo il famoso quorum che legittima il referendum, invalidare il voto di chi è andato a votare. E questo non è molto civile. Oltre a essere autolesionista, visto che il referendum è l'unico strumento di decisione democratico a disposizione di tutti, indipendente dalle volontà di politici e governi.
Tutti a votare quindi! In uno sforzo corale per il quorum.
Ed ecco il grande valore del referendum, al di là dell'importanza dei quesiti: la partecipazione alla quale siamo tutti chiamati. E questo è precisamente anche un valore paciclico.

Gino Ferri, redazione di paciclica.it 

 

 

 






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