in foto la "nostra" Giacomina Luci, fondamentale nell'assistenza alimentare e non solo. È una di quelle persone che mai finiremo di ringraziare.
I palloncini dell'Uniceff rilasciati presso la diga in memoria dei bambini del Vajont e di Beslan

Alessandro Bonatti
Ciao a tutti, aggiungo anche io il mio contributo, fiero di esserci stato e di aver condiviso con voi questa bella esperienza.
Come sapete ho aggiunto un giorno e un po’ di Km al giro ma, oltre

a fare strade troppo trafficate, mi mancava una cosa determinante avuta i giorni prima. Sto parlando della presenza di compagni di viaggio davvero speciali. Non c'è miglior modo di assaporare il piacere di posti stupendi e sensazioni emozionanti se non facendolo con le persone giuste.
Non meno importanti vorrei ricordare il calore e l'accoglienza avuta all'arrivo a Erto. Il loro impegno per la memoria è un esempio che ci fa crescere e  rendere orgogliosi di conoscere gente così.
Grazie di nuovo a tutti, ognuno nella propria eccellenza, per avermi arricchito ed aiutato. Un grazie particolare a Massimo e Laura che mi hanno "scovato" e mi coinvolgono in queste belle esperienze. Ciao di nuovo a tutti. Alessandro

 

 

Lidia Mingotti
Anche se non ho potuto condividere la fatica e il piacere di pedalare con voi, ho provato l'emozione di vedervi arrivare, di accogliervi, di gustare insieme ottimi cibi... Per me è stato il primo Vajont ed è stato... un pugno nello stomaco...addolcito dalla presenza di persone straordinarie che lottano ogni giorno per mantenere viva la memoria. È stata una esperienza molto forte! Ho avuto tempo e modo di scattare numerose fotografie... e mentre le scattavo volevo imprimermi nella mente e nel cuore quelle immagini e chissà, magari utilizzarle per far conoscere questa tragedia ai miei alunni... Dato che faccio parte di un gruppo fotografico e nei mesi di ottobre e novembre abbiamo organizzato una mostra, ho deciso di utilizzare le foto per fare una mostra fotografica dal titolo «Vajont: quando l'uomo non ascolta la natura». Spero di riuscire a rendere almeno in parte le emozioni che ho provato. Se vi interessa vi manderò il volantino.
Grazie a tutti, in particolare a Max e Laura e alla mia compagna di viaggio Giacomina.
Lidia

 

Alessandro Schiavi (seconda parte)
Omar Rottoli, l'attore, inizia il suo monologo davanti ad un folto pubblico, in principio è teso, contratto, forse la forte emozione di essere lì in quel luogo, davanti a molti di coloro che hanno vissuto "sulla pelle viva" quei momenti tocca anche lui. Il nostro viaggio in bicicletta ci ha portati a Erto a vivere in questa serata le parole di Marco Paolini e di Tina Merlin, una specie di macchina del tempo si apre e ci inghiotte. Viviamo gli ultimi istanti del disastro con dolore raccapricciante, ci sentiamo raggiungere dal boato descritto da Omar con paura e tensione. L'onda ci raggiunge e non c'è via di scampo, rimaniamo con lui in silenzio come sepolti senza poter respirare. Il monologo è finito e anche noi siamo tornati nel presente. Un lungo applauso composto accompagna le lacrime di molti. Lo stupore di vivere questo ricordo rimane ora scolpito nella mente.
Ci ritroviamo insieme noi ciclisti per andare a dormire. Io e Maurizio partiremo presto, gli altri ci seguiranno dopo pranzo, approfitteremo del treno, Belluno, Padova. Nello scompartimento accanto al deposito delle biciclette si trovano altri ciclisti. Una mamma con tre bambini, un ciclista francese che rientra dopo aver percorso 5000 km nell'Europa dell'Est. Legami impercettibili ci accomunano e destano la curiosità degli altri presenti. Il viaggio sta finendo, scarichiamo le biciclette e pedaliamo verso casa. Un caffè? Dai, teniamolo buono per la prossima volta.
Un grande GRAZIE a Max, Laura, Alberto, Alessandro, Maurizio, Ornella, Angelo, Gino, Mario, Sergio, Al e Luca, i miei stupendi compagni di viaggio.
Alex

qui il link diretto alle foto di Alex della ciclospedizione al Vajont - clicca qui

 

Gino Ferri
Un pensiero di gratitudine, come altri hanno già fatto anche con trasporto, verso tutti, nessuno escluso.
Tutti si sono, ci siamo, dimostrati utili a formare un organico che retrospettivamente appare come il più indovinato e perfetto  si potesse mettere assieme. All'inizio, affinità reciproche poche o nulle (salvo alcuni, affiatati da vissuti comuni). Alla fine, tutti fatti uno per l'altro (almeno l'illusione).
Il segreto come sappiamo è ancora una volta la bici-formula Paciclica che anche in una impresa di solo tre giorni sa forgiare le diversità in un tutt'uno armonico.
Nessuno indispensabile (salvo l'inventore della formula, tale Max) e tutti necessari, anzi preziosi: dalle libellule con gambe d'acciaio Laura e Ornella, agli apripista con radar incorporato  Alex e Al, ai sempre allegri e disponibili Luca e Angelo, ai fratelli tranquilli Mario e Alberto. Discorso a parte per i due vecchietti, Sergio, che con le sue mani d'oro rientra nella categoria indispensabili, e Gino, che nel suo infinito altruismo era sempre ultimo all'arrivo. Rimane Alessandro da Mestre, bell'esempio di ciclista gregario. E infine il già citato Max, coordinatore-organizzatore per vocazione cui va un grazie in più.


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