Solo quattro week end ci separano dal nostro viaggio a Perugia per la Marcia della Pace. Dovremmo utilizzarli a preparare il fisico e la mente (e anche le bici) per lo scopo, in modo da sopportare meglio la fatica delle tre super-tappe previste e avere la testa in grado di godere appieno dell'esperienza straordinaria che faremo. Non la solita avventura cicloturistica alla scoperta di genti e paesaggi, quanto una vera missione, per portare un messaggio d'impegno civile facilmente riconoscibile da chi incontreremo sulla nostra strada.
Le bandiere arcobaleno, le nobili parole, la quantità di partecipanti (una cinquantina, al limite della gestibilità sulle normali strade), l'obbligo tassativo di non mancare l'appuntamento di sabato a Perugia con gli altri partecipanti, insomma la consapevolezza di stare facendo qualcosa non solo per noi, dovrebbe regalarci sensazioni particolari rispetto ad altri viaggi in bici.

Se di questo abbiamo sufficiente certezza - da cui l'invito a sfruttare bene il mese che ci resta - vediamo in questi giorni che proprio la Pace, bene per cui andiamo con tanto impegno a manifestare, si tenta ancora una volta di farla vacillare come valore universale, come concetto forte e indiscutibile.
Nomi autorevoli osservano che per abbattere una dittatura delle più dispotiche ci voleva...sì proprio lei, la Guerra, con tutto il suo armamentario aereo e terrestre e il travestimento ormai abituale da «ingerenza umanitaria». Chi aveva subito condannato l'intervento in Libia sostenendo piuttosto un'azione preventiva di «interposizione» per evitare devastazioni e massacri si dovrebbe ricredere. Ora quel che conta sarebbe solo che il sanguinario tiranno è caduto. Dovremmo ricrederci anche noi? Diciamo che, senza essere esperti geostrategici, ci sentiamo di portare in giro quanto e più di prima la parola pace.
In quanto essa non ha mai sottinteso la rinuncia alla ribellione, alla disobbedienza, all'indignazione, all'incazzatura contro ogni forma di ingiustizia. Anzi. Chi gli fiorisce in bocca quella parola, in genere, è proprio chi non è per niente pacifico o pacificato e sente l'insofferenza per i sopraffattori ben prima che diventino dittatori inamovibili: ben diversamente da guerrieri e guerrafondai.
Alla Marcia della Pace dunque, incazzati sui pedali!

Gino Ferri, redazione di paciclica.it





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