Nella lettera di saluto ai Paciclici prima della partenza per Perugia, è quasi doveroso fermarsi col pensiero sull'ultimo caso di «ciclista travolto da un'auto», quello avvenuto con esito tragico domenica mattina sulla strada provinciale tra Ghedi e Isorella. Un fatto che per la qualità sociale della vittima e le circostanze ha colpito l'intera comunità ma in particolare il popolo dei ciclisti.

La vittima è un luminare di ginecologia in uno dei maggiori ospedali cittadini, una vita passata ad aiutare la vita a venire alla luce, innovatore in metodologie di parto meno traumatiche. Amante della bici, quella mattina per andare a un pranzo con amici e familiari a una sessantina di km ha voluto farlo da solo sul suo mezzo preferito. Era anche la Giornata nazionale della bicicletta. A metà percorso è falciato da un auto che lo fa volare con la bici nel fossato e si dilegua col parabrezza sfondato. Il conducente, rintracciato l'indomani, un trentenne della zona, non uno straniero, ripete la spiegazione fotocopia per questi casi: che non ha visto, non ricorda nessun ciclista. E forse sarà creduto dato che a sentire il sindaco del paese appartiene a una «famiglia di ottimi principi», era solo assonnato: fino all'alba era stato all'adunata nazionale degli alpini a Bergamo. Ecco riunite in questo singolo episodio due vite, due concezioni del vivere rese conflittuali più che dalla contrapposizione auto-bici, da ragioni soprattutto sociali e culturali. Ed ecco perchè questa particolare «fatalità della strada» ci tocca, non solo umanamente e non solo perchè noi stessi ci apprestiamo ad affrontare 500 km di strade per gran parte a «viabilità ordinaria» dunque con tutte le insidie potenziali del caso (come gruppo potremo essere facilmente «visti», ma anche visti-come-intralcio da qualche guidatore impaziente).
Il brutale fatto che ha tolto la vita al professor Angelo Cavagnini ci permette di ricordare che se nelle nostre «pedalate d'impegno civile» come Paciclica o il Vajont, l'attenzione va ai grandi temi ideali della convivenza e dell'ambiente, è proprio perché come Amici della Bici-Fiab sappiamo che il nostro scopo di fondo, cioè la ciclabilità di ogni giorno, urbana ed extraurbana, la sua diffusione in sicurezza e nel rispetto delle regole stradali, può passare soprattutto da cambiamenti culturali.
Sappiamo che nel far optare per la bici anziché per l'auto nell'andare a prendere il giornale o nel passare un pomeriggio di festa sono motivazioni più profonde che non la presenza o meno di percorsi appropriati alla bici, pur fondamentali e infatti parte importante dell'attività associativa Fiab.
Sono proprio le motivazioni che cerca di sollecitare emotivamente e simbolicamente un’iniziativa come Paciclica. Come afferma lo slogan della Marcia per la Pace di quest'anno «abbiamo bisogno di un'altra cultura, quella della responsabilità, della giustizia, della solidarietà». Quella che può svilupparsi nelle nuove generazioni, ancor meglio se opportunamente aiutate come è il caso a noi vicino delle scuole elementari di Borgosatollo, ormai parte integrante del progetto paciclico.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., redazione di paciclica.it





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