Da Mario Tozzi, geologo autorevole del Cnr e popolare divulgatore scientifico, ci fa molto piacere ricevere questo commento scritto per noi. «Amici ciclisti Fiab, vedo con simpatia la vostra iniziativa di ricordare il Vajont nel 50°. Vi mando come mi chiedete alcune mie brevi considerazioni su quella tragedia. Dal Corriere della Sera dell’11 ottobre 1963 (due giorni dopo la frana):

“…Dal Monte Tocc era caduta qualche grossa frana nel bacino. Ogni tanto la terra, qui a Longarone, tremava, anche quindici giorni fa…” Erano anni che crepe e smottamenti venivano segnalati dai geologi al punto da consigliare di non impegnare l’invaso, poi comunque riempito. Anche qualcun’altro se ne era accorto: non un amministratore, né tantomeno un ingegnere. Tina Merlin, giornalista de l’Unità, era stata già processata (quattro anni prima) per diffusione di notizie tendenziose e turbativa dell’ordine pubblico.
Non è cambiato molto da quella notte lontana, l’Italia è ancora il paese delle catastrofi prevedibili non previste. Di più: è ancora la nazione dove la cementificazione (oltre 150.000 ettari all’anno), la sopraelevazione degli argini dei fiumi, l’insediamento urbano in aree a rischio compromettono e rendono instabile il territorio. E i termini del problema sono ancora quelli di trent’anni fa: “instabilità” naturale, pressione urbanistica indiscriminata, sprechi, rapporto insano esperti-popolazione, informazione carente.
È però ingiusto parlare di calamità naturali (calamitose sono, semmai, le conseguenze), si dovrebbe piuttosto dire calamità provocate dall'uomo in seguito ad eventi che - di per sé, in quanto naturali - non sarebbero rovinosi. Sono passati 50 anni, fa male pensare che sono stati quasi inutili».
Mario Tozzi conduce Atlantide su La7 ed è reduce da un tour nelle città emiliane con le sue conferenze sceniche: Il peso dell'insostenibilità. Obiettivo : "mettere in luce l’insostenibilità di un sistema economico e sociale che sfrutta molto velocemente le risorse naturali, con una parte di mondo che mantiene il proprio modello di vita solo a scapito dell’estrema marginalità e povertà della maggioranza degli abitanti della terra".
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