Gli Amici marchigiani, particolarmente sensibili a portare le bici anche su percorsi di valore storico-civile, sono andati in otto al Vajont

«Abbiamo risposto con entusiasmo all’invito degli amici di Paciclica di partecipare con una nostra iniziativa al progetto Vajont 50°. Seguendo lo spirito che è stato della “Strada Giusta” (bici staffetta per i 150 anni dell’Unità d’Italia) siamo partiti

con la nostra pedalata da casa e precisamente dalla nostra Sede.
Appuntamento alle ore 7.30 di giovedì 29 agosto dall’AVIS di Chiaravalle, temperatura ideale e leggero vento contrario ma un mare stupendo che faceva il tifo per noi. E’ Rino il nostro atleta più in forma, che a suo dire prende pochissimo la bici, che detta l’andatura: Senigallia-Marottta-Fano-Pesaro vengono attraversate in un battibaleno ma, dopo Pesaro ci aspetta l’unica asperità della giornata, la salita della Siligata. Scendiamo verso Cattolica dove percorriamo le ciclabili lungomare e dove veniamo distratti dalle “bellezze in spiaggia; a Riccione ci fermiamo per la prima foto di gruppo e per il caffè in Viale Ceccarini. Lo stomaco comincia a brontolare e a Rimini ci fermiamo su un prato per consumare il pranzo autogestito. Ripartire è dura ma l’adrenalina del 1° giorno ci aiuta: a Cesenatico rendiamo omaggio a Marco Pantani, a seguire Cervia e in lontananza la Basilica di S.Apollinare in Classe, ci fermiamo sul prato all’esterno, Ravenna è vicina e dopo 160 Km arriviamo in centro dove incontriamo casualmente Claudio, Socio FIAB di Ravenna che ci accompagna in Ostello.
Il secondo giorno partiamo comodi alle 9, ci aspettano 50 Km di Romea, trafficata ma all’ombra – a Pomposa Renzo fora a causa della “tribulus terrestre” un'erba che cresce nella sabbia. Ogni sosta è fonte di battute e sfottò, Leonardo accampa mille scuse per non dare la sua camera d’aria cosa che invece Stefano fa. Massimo e Patti sfruttano questo momento di bagarre per avvantaggiarsi, rendez-vous a Adria dove ci diamo appuntamento sotto il campanile della Chiesa, peccato che 2 sono sotto un campanile e 5 sotto un altro – perdiamo mezz’ora.
A Cavarzere dobbiamo fare i conti con tanti camion diretti ad un vicino zuccherificio, poco dopo imbocchiamo la ciclabile dl Brenta e ne sentivamo la mancanza ancora due Km di Romea fino all’Ostello di Mira, in mezzo alla laguna. Per la cena ci consigliano una trattoria a un Km dall’Ostello ma, dopo averne fatti 150 decidiamo di buttarla a piedi, TRATTORIA CHIUSA!!! L’unica alternativa un ristorante super chic con tovaglie fino a terra, candele e coppiette in tempesta ormonale in atto. Con faccia non tosta ma di più, e le nostre T-SHIRT dell’evento chiediamo un primino al volo, il titolare allibito ci guarda e ci invita a sederci.
“Avete bisogno di carburante altrimenti domani mattina non ce la fate nemmeno a salirci in bici”- Fausto il nostro gigante approva- mentre ci guardiamo intorno i camerieri ci scodellano delle polentine con sugo di baccalà e seppie <intanto che aspettate> Arriva il primino al volo: su un piatto di 30 cm di diametro  una montagna di spaghetti condita con astici gamberoni eccccc. Con la grazia di Bud Spencer e Terence Hill spazzoliamo con tanto di scarpetta lo spaghettino. Noi siamo soddisfatti il titolare no “non voglio vendere niente ma fare bella figura con le Marche” e così ci porta una grigliata tanto per gradire. Ci arrendiamo e non poniamo resistenza. Diamo soddisfazione allo chef e “rotoliamo” in ostello.
Il mattino seguente, per evitare il traffico di Mestre passiamo per Mirano, Scorzè, Treviso e proseguiamo per la Pontebbana fino Conegliano dove ci fermiamo per il pranzo. In falsopiano arriviamo a Vittorio Veneto, dove dal centro storico, bellissimo, parte la salita per la sella di Fadalto e per il lago di S.Croce. Qui incontriamo i bellunesi: Bortolo,  Richard e Checco compagni di pedale nella “Strada Giusta”. Rino, Leo, Renzo, Fabio e Stefano seguono i ragazzi di Belluno per la sx del Piave più paesaggistica e a tratti sterrata mentre Massimo in netta difficoltà prosegue per la strada asfaltata più fattibile - la badante Patti lo segue.
Alle 19 dopo 140 Km arriviamo a Longarone, la sera a cena con Checco  ripercorriamo i bei momenti trascorsi nella Marsala-Firenze de la “Strada Giusta”.
Il quarto giorno è dedicato al Vajont, la bicicletta ci accompagna alla conoscenza di questa immane tragedia. Saliamo da Longarone, la spensieratezza dei giorni appena passati lascia spazio al silenzio. Ci raccontano che la strada che stiamo percorrendo è stata costruita dagli austriaci e fu chiusa poche ore prima della tragedia. Checco ci guida lungo la frana, il verde degli alberi a preso il posto del blu dell’acqua – milioni di metri cubi di terra franati in pochi istanti, pedalare in questo contesto è surreale, sembra di profanare un luogo sacro e di dolore.
Dopo questa esperienza le parole di Tina Merlin, giornalista e staffetta partigiana in bicicletta e quelle di denuncia di Mauro Corona e dell’attore Paolini le sentiamo nostre.»

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