vajont tutti01webvajont gemignani gerosa02webDomenica 4 agosto una variegata e qualificata  delegazione FIAB  è salita al Vajont. C'erano due vice-presidenti nazionali, cioè Marco Gemignani (FIAB-Ruotalibera Roma) e Stefano Gerosa (FIAB- Verona), il Coordinatore FIAB del Veneto Luciano Renier, la responsabile nazionale settore "salute" Germana Prencipe, Marina Tesser e

Giampaolo Quaresimin (quest'ultimi 4 tutti di FIAB Mestre). Immancabile guida, esperta e stimolante come sempre, Bortolo Calligaro, Presidente di FIAB Belluno.
Dal sito nazionale FIAB riportiamo qui la descrizione che ne ha fatto Stefano Gerosa

Partiamo da Mestre in prima mattina con "treno+bici" diretto fino a Longarone. Bortolo ci aspetta in loco e ci conduce subito per una brevissima digressione per vedere la gola del Vajont.

Quindi si prende la strada in salita per Erto. La salita non è particolarmente impegnativa e, tra l'altro, al mattino ore 9,30 è ancora ombreggiata. Però è domenica e inevitabilmente c'è un po' di traffico, specialmente moto un po' troppo rumorose, anche se poi la maggior parte dei veicoli si fermano ai parcheggi (un po' più in su della chiesetta costruita dietro la diga).
Poco dopo i parcheggi, invece di proseguire diretti per Erto, prendiamo a destra la vecchia strada che, con un semicerchio intorno al Lago di Vajont, si ricongiunge dopo un po' di chilometri alla principale poco più avanti di Erto. Bella strada, si vede la montagna franata da vicino, poco traffico e il percorso  è ciclisticamente divertente.
Quindi visita ad Erto e foto di rito (oltre al paese vecchio, vale la pena vedere il murales della processione sulla strada che porta ad Erto nuova e poi il Centro visitatori). L'idea di gustarci un piatto di frico e polenta all'osteria "Gallo Cedrone" solletica alcuni di noi, ma alla domenica il locale è subito pieno ed è  possibile ordinare solo un menù completo (però.. se ci andate di giorno feriale).
Dopo Erto si riscende velocemente a valle, ricongiungendosi sul percorso già fatto... tutta discesa fino a Codissago, dove vistiamo il museo degli Zattieri del Piave.
Ritorno quindi, sempre per strade secondarie indicate da Bortolo (solo 2 km sulla trafficata statale) fino a Ponte nelle Alpi, dove riprendiamo un treno per Mestre.
Allego una traccia gpx del percorso (che probabilmente presenta qualche "sbavatura" per la perdita del segnale in galleria e qualche andirivieni nel Paese di Codissago).

Una riflessione finale
Bortolo ci racconta dello sfruttamento delle montagne, dove ormai quasi ogni corso d'acqua è stato "incanalato" e di nuove normative che ne favoriscono un sempre maggior sfruttamento. Insomma, la Sade, la famigerata costruttrice della diga del Vajont, non era comunque riuscita ad attuare che "nemmeno una goccia d'acqua deve essere sprecata". Sembra altri ci stiano riuscendo adesso. Quindi ci si ricorda il Vajont scandalizzandosi, giustamente, per la logica di sfruttamento che ha portato al disastro. Ma siamo proprio sicuri che quella logica sia stata sconfitta? O è oggi più forte che mai?

Stefano Gerosa

stiamo andando su a Erto - per saperne di più clicca qui


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