palermo ciclabile1palermo ciclabile2Domenica 23/6/2013
La calorosa accoglienza di Bortolo Calligaro, Presidente dell’associazione Fiab di Belluno contrasta con il maltempo che troviamo scesi alla stazione. Veniamo da Modena a conclusione di un Cicloraduno molto caldo e l’escursione termica è

di almeno 15°. Per domani le previsioni sono pessime e la Pedalata al Vajont per cui siamo venuti a Belluno è in forse. Io e Irene siamo però decisi a farla anche sotto la pioggia: dopo tutto siamo in estate!

Lunedì 24/6/2013
Sono da poco passate le 9; abbiamo fatto colazione. Il temporale  è in corso e Bortolo consiglia di attendere. Alle 11 in punto sotto una pioggia leggera lasciamo Belluno.
Il cuore è in subbuglio; non sappiamo esattamente cosa ci attende. Dopo qualche chilometro ci fermiamo per indossare le mantelle e ripartiamo.
Il percorso è tutto un saliscendi su ciclabili o strade a basso traffico. La prima vera pausa per entrare nel vivo la facciamo alla centrale ENEL di Soverzene dove due grandi mosaici mostrano la situazione degli impianti idroelettrici nella Regione. La sigla Società Adriatica di Elettricità (SADE) ci fa correre un brivido lungo la schiena: prima di partire da Palermo abbiamo visto in sede l’Orazione Civile di Paolini dove  l’acronimo SADE è sinonimo di prevaricazione e minaccia incombente. E’ ora di pranzo, ma non ci fermiamo per arrivare a Erto prima possibile. L’attacco della salita ci dice che mancano poco più di 8 km al piccolo paese.
E’ una salita pedalabile e quando Bortolo ci avverte che stiamo per avvistare la gola con la diga del Vajont la mente corre indietro vorticosamente.
Ci fermiamo: la gola da cui è uscito l’inferno è davanti a noi. Non si può credere a quello che si vede. Giù in basso a un salto di 400 m. si vede la nuova Longarone con quel poco di antico che fu risparmiato dall’Onda. Andiamo avanti con un nodo alla gola che cresce ad ogni colpo di pedale; lo scenario non evoca tutta la tragedia che fu. Percorriamo la galleria e ad ogni finestra ci affacciamo. Incontriamo le lapidi commemorative degli operai caduti nella costruzione della diga e di altri spazzati via la notte del disastro e mai più ritrovati. Più su, una lunga scia di fogli colorati coi nomi dei bambini ci porta alla chiesetta dietro la diga. La frana è tutta lì, immensa, camuffata dal verde come una collina incolpevole.
Riprendiamo fiato e smorziamo la tristezza. Erto ormai è a un paio di chilometri. Solo qualche pezzo ancora in salita e poi è tutta discesa! ci incoraggia uno dei guardiani vedendo me e Irene parecchio provati.
Effettivamente arriviamo all’ingresso di Erto in discesa e ci fermiamo alle panchine di legno affacciate sulla valle per ricomporci un po’. Bortolo ci fa i complimenti, Irene è ferma alle panchine di legno e io ringrazio il Signore per avermi dato la possibilità di tornare nel Vajont a distanza di 42 anni, maturo e non più aspirante geometra.
Nascondo la commozione accenno anche il sorriso per la prevista foto-con-cartello. Sono le 17. Siamo arrivati in cima mangiucchiando fichi secchi, mandorle frutta e biscotti. Il pranzo in programma salta del tutto quando scopriamo che Erto a quell’ora è un paese fantasma. Ritorniamo verso la diga per poter mangiare un buon panino al bar che si trova in prossimità. Sono le 18.30 quando riprendiamo a pedalare dopo aver scattato la foto a Casso, villaggio gemello di Erto, che si erge in lontananza. La lunga discesa adesso ci fa sentire freddo ma non piove.
Attraversiamo il Piave per percorrere l’altra sponda ma soprattutto per accarezzare Longarone. Al mattino,prima di partire avevamo visitato l’Archivio Storico di Belluno con la mostra dei quotidiani di prima e dopo la tragedia. Ora ,poco dopo Longarone,troviamo il tempo per fermarci al cimitero monumentale di Fortogna a rendere omaggio a quella sequenza di lapidi impressionante per il numero e l’età delle persone sepolte. E’ l’ultima immagine che porteremo a casa, in Sicilia, e che ci rimarrà negli occhi e nel cuore, incancellabile ricordo di quello che l’uomo può causare per la sete di potere e di danaro.
Grazie Bortolo per averci aiutato a vivere questa esperienza.

Giacomo Scognamillo presidente di Fiab Coordinamento Palermo Ciclabile

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