fiab belluno-web1 fiab belluno-web2Stando a Belluno non abbiamo voluto mancare l'appuntamento con il Giro che arrivava quest'anno per la prima volta a Erto. Volevamo vedere di persona il contrasto tra il Giro con tutto il suo ambaradan di società dello spettacolo e  la valle del silenzio che è da 50 anni il Vajont.
Per noi Erto non era certo una prima volta, la visita stavolta era sia per fare le foto destinate al progetto Fiab-Vajont 50°, sia per far pubblicità gratuita al progetto durante la diretta Rai della tappa.
Siamo partiti da Belluno di buon'ora. La giornata, dopo tanta pioggia, era fresca e soleggiata, ideale per una pedalata. Arrivati a Codissago, frazione di Longarone, verso le 9.30 iniziamo la salita verso la diga del Vajont. I “girini” sarebbero transitati per quella salita verso le 17 e quindi la “macchina” dell’organizzazione era in pieno lavoro: operai che scaricavano da enormi bilici le transenne, altri che sulle stesse allacciavano le ossessionanti pubblicità degli sponsor, la protezione civile che dava una mano agli incroci, gli Alpini in congedo che montavano tende, panche e griglie, altri che scaricavano dalle jeep sacchi di pane, casse di birra e fiaschi di vino, altri ancora che ornavano il tutto con bandierine tricolori.
Bortolo ed io abbiamo pedalato senza forzare il ritmo fino alla linea d'arrivo della tappa. Non credevamo ai nostri occhi: sulla frana staccatasi alle 22,39 del 9 ottobre 1963 e sulla strada costruitaci sopra in seguito erano sistemati un’infinità di container e auto accreditate cariche di tecnologia. Poi spalti, telecamere, luci, monitor giganti, striscioni variopinti con i nomi degli sponsor, palloncini rosa, gazebo, un tendone enorme da cui usciva profumo di salsicce, polenta abbrustolita e “musica” assordante, transenne ovunque che creavano percorsi obbligati per i tifosi ciclisti (Bortolo ed io eravamo gli unici con bici da trekking,allegramente cariche di borse e bandiere!!!), polizia  e carabinieri, l’associazione alpini,la protezione civile,vigili urbani, carabinieri in pensione, forestali, soccorso alpino, scout, fans con abbigliamenti eccentrici ovunque… Oltrepassato l’arrivo ci siamo spinti fino al villaggio antico di Erto, per fortuna risparmiato dall'invasione, dove ci siamo fatti scattare le foto-ricordo per partecipare al Progetto Fiab e altre foto con gentili valligiane in costume tradizionale di Erto. Ci è bastato qualche colpo di pedale fra gli stretti vicoli e le alte case in sasso del paese per ritrovarci nei nostri pensieri e dimenticare la bolla del Giro. Sotto il palco della Rai a favore di telecamere abbiamo lasciato il cartello.
Noi ci siamo tuffati nel sentiero che conduce ai pascoli sull'altro versante della valle e abbiamo poi percorso tutto il bellissimo anello panoramico della frana fra boschi e piccole cascine ancora attive. Due ore adattissime alla bici e al ristoro mentale.
 

Francesco Sovilla con Bortolo Calligaro

 
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