Non mi vestite di nero: è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco: è superbo e retorico.
Vestitemi a fiori gialli e rossi e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse ci hanno messo una croce. Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi e sulla croce, la tua resurrezione.
E, sulla tomba, non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra che scriva, a primavera, un’epigrafe d’erba.
E dirà che ho vissuto, che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo, uniti come due bocche di papaveri.

l'auto-epigrafe di Adriana Zarri, 91enne, una voce libera nel panorama italiano. Una rarità

 

redazione di paciclica.it

 




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