Il momento di commemorazione ai caduti della strage di piazza della Loggia poco prima del nostro avvio

L’appuntamento è per le ore 7 di giovedì 4 ottobre in Piazzale Iveco per carico bagagli sul furgone di supporto del generoso Giulio e poi tutti in bici per raggiungere, come sempre, il monumento ai caduti di piazza della Loggia. Alle 7,45 breve cerimonia con il gradito saluto degli assessori del Comune di Brescia Cominelli e Fenaroli. C’è anche Don Fabio Corazzina, immancabile alla partenza dei nostri viaggi d’impegno civile, Paciclica e Vajont. Alla rituale deposizione di un fiore ciascuno sul luogo della strage fascista del 1974 siamo affiancati piacevolmente da un gruppo di cittadini che da alcune settimane hanno costituito i Cittadini Resistenti di Brescia e ogni

venerdì organizzano manifestazioni con lo slogan RESTIAMO UMANI per rompere il silenzio sulla deriva autoritaria e razzista di questo Governo.
Alle 8,15 i 19 Paciclici sono in sella e si avviano a compiere i circa 180 km che li porteranno a Ferrara con la “scorta” di alcuni amici della bici. A scortarci fuori città, oltre a un gruppetto di amici della FIAB di Brescia, (alcuni di loro si spingeranno fino a Grazie di Curtatone a 9 km da Mantova) c’è, per gentile concessione del Sindaco, una pattuglia di vigili urbani formata da due motociclisti e un’automobile che apre i varchi nel traffico mattutino e permette di procedere spediti e in sicurezza.

Il nostro gruppo in "assetto fotografico" sulla ciclabile del Po

Dopo una breve sosta al confine della città si prosegue per Castenedolo dove altri tre Paciclici di vecchia data si aggregano per accompagnarci anch’essi fino a Grazie.
Si procede di gamba buona percorrendo strade secondarie poco trafficate fino a Grazie, uno dei borghi più belli d’Italia e sede del Santuario Beata Vergine Maria delle Grazie (Madonna delle Grazie) dove ogni anno si tiene “La Fiera delle Grazie” e sul sagrato e sull’ampio piazzale davanti al santuario si svolge il concorso dei madonnari provenienti da tutto il mondo. Breve sosta per ristoro e caffè con immancabile visita al santuario, ornato da numerose statue realizzate con strati di carta e tela induriti col gesso, dipinte con coloranti e miele, e da un coccodrillo imbalsamato appeso al soffitto al centro della navata. Si riprende il viaggio guadagnando la ciclabile che corre sull’argine del Po.

diariopaciclica2018 2Pausa pranzo ad Ostiglia e poi di nuovo in sella sull’argine del Po. Dall’argine si godono viste spettacolari sulla campagna padana e di tanto in tanto si incontrano piccoli borghi dove sembra che il tempo si sia fermato. Alla terza foratura della giornata scatta una certa preoccupazione e il timore di arrivare a Ferrara con il buio. Si riparte di gran lena e si macinano km su km recuperando il tempo perduto. Si lascia il Po a Stellata di Bondone e si raggiunge il canale della Burana lungo il quale corre la bella ciclabile fiancheggiata da pioppi italici che ci porta a Ferrara. Come d’accordo ci viene incontro il Presidente della FIAB di Ferrara Stefano Diegoli, al quale abbiamo chiesto di aiutarci a raggiungere l’ostello dove passeremo la notte. Avendo recuperato il tempo perduto, ne abbiamo per passare dal centro di Ferrara e farsi immortalare tutti insieme a Stefano davanti al castello estense. Dopo l’agognata doccia tutti a cena con Stefano e altri 3 componenti del direttivo FIAB in una trattoria tipica del centro città segnalata da Stefano. La cena è stata l’occasione per fraternizzare con gli amici di Ferrara, scambiarci informazioni e prospettare possibili ciclo passeggiate comuni con reciproco aiuto.
Alle 8 di venerdì 5 ottobre, Stefano è puntuale davanti all’uscita dell’ostello per pilotarci fuori città verso Bagno di Romagna.

Con FIAB Ferrara e il castello estense

Alle 8,30 lo salutiamo e proseguiamo su vie secondarie in mezzo alla campagna ferrarese. Verso le 11 pausa ristoro e caffè nella piazza di Conselice dove sul sagrato della Parrocchiale campeggia una bella scultura bronzea che rappresenta Don Gianstefani con la sua bicicletta, parroco per 35 anni in un lembo di terra rosso vivo. Quale occasione migliore per fare foto individuali e collettive e rivestire la bici con la bandiera della pace? Passando per il bel centro storico di Lugo si arriva a Forlì verso le 13,30 dove in un bel parco ci aspettano i nostri accompagnatori vivandieri Giulio, Marinella e Siria che dispensano panini, frutta, grana e altro ancora, compreso un buon bicchiere di vino offerto da Alberto.

Eccoci pronti per l’avvicinamento all’Appennino. Da Forlì si percorre la valle del Bidente per raggiungere Santa Sofia. Breve ristoro e pronti ad attaccare la temuta salita del Carnaio. A gruppi o da soli, ciascuno con il suo passo, i ciclisti raggiungono il passo e, dopo essersi ricompattati e ben coperti, giù per la bella e godibile discesa. Appena prima che faccia buio siamo già tutti in albergo dove ci aspetta una doccia calda e una abbondante cena.

Messaggio e poi telefonata da Gabriele Chiesa, coordinatore del gruppo Paciclica Slow che ci ha preceduto di un giorno a Bagno di Romagna. Non è la solita telefonata di saluto e coordinamento tra di noi, è anzitutto di avvertimento: causa l’impraticabilità di un ponte, l’indomani non ci sarà possibile raggiungere come da programma la vecchia strada tiberina che facilmente porta a Pieve Santo Stefano. Lui e il suo gruppo, ne hanno appena fatto esperienza. Dopo aver ricevuto informazioni contrastanti sulla praticabilità del ponte, avevano deciso comunque di seguire il solito percorso, salvo poi, vista l’impossibilità di passare il fiume, dover attraversare il cantiere del ponte, percorrere il letto di un ruscello, imbucarsi in uno scaricatore di acque con gradoni alti più di 1 metro e infine un sentiero sterrato per riguadagnare la strada tiberina. Una piccola e pericolosa odissea che ha messo a dura prova ciclisti e biciclette. Grazie a questa dritta, il dopo cena è dedicato a decidere il da farsi: tentare di fare lo stesso percorso ad ostacoli fatto dai nostri amici il giorno prima, con l’incognita di trovare il cantiere chiuso e di dover procedere nel fango causato dalla pioggia del giorno prima e della notte, oppure allungare il percorso di una ventina di km con almeno 500 metri di dislivello da aggiungere a quelli previsti per la salita del Verghereto ed i sali scendi del Monte Coronaro. Quasi tutti partecipano alle valutazioni ed alla fine si opta per l’ipotesi certa e più sicura: fare della fatica in più e più ore di bicicletta. La seduta si scioglie e si incaricano i “navigatori” Marco e Ruggero di predisporre la traccia.
Sabato mattina, dopo una foto propiziatoria, si parte alle 8 per la salita del Verghereto, quella che doveva essere l’unica vera salita della giornata fino a quella finale di Perugia. Si scollina sul valico del Verghereto e su quello del Monte Coronaro, ci si dirige verso le Balze e si attacca la salita del poggio dei Tre Vescovi. Salita dura con pendenze ragguardevoli in un paesaggio coperto da foschia, selvaggio e solitario.

Si scollina a circa 1100 metri sul livello del mare e si discende verso i 750 di Caprile, con breve sosta per foto di rito su un ponte che attraversa un piccolo ruscello di nome Tevere, neonato da sorgenti dal monte Fumaiolo, per risalire ai 928 del passo di Frassineto e quindi scendere a Pieve Santo Stefano. Piove non piove fino a quando nei pressi di Pieve S. Stefano si stabilizza una pioggia che ci accompagnerà per tutto il resto della giornata fino a Perugia.

Dopo Verghereto in salita verso Poggio dei Tre Vescovi

La sosta di Pieve Santo Stefano era stata programmata e concordata con i responsabili del Piccolo Museo del Diario alle ore 10, vecchia strada Tiberina permettendo, mentre siamo arrivati alle 12 ,30 circa, accolti comunque con pazienza e calorosamente dal referente Giacomo Benedetti e da altre 2 incaricate. Le traversie del viaggio avrebbero potuto suggerire di annullare la visita ma tutto il gruppo ha voluto giustamente confermarla. Tutti i paciclici visitano le stanze del museo dopo una illustrazione del dr. Benedetti e rimangono favorevolmente impressionati dalla originalità e ricchezza del Museo, a partire dallo straordinario “lenzuolo di Clelia”.

Il Piccolo museo dei Diari creato da Saverio Tutino

Fuori piove e fa freddo. Si consuma il pranzo sotto il portico vicino al Piccolo museo e, indossati gli indumenti anti pioggia, verso le 14,30 si parte per i 100 km che ci distanziano da Perugia. Le strade sono trafficate, la sede stradale in pessime condizioni e scivolosa. Si raggiunge Sansepolcro, poi Città di Castello, quindi Umbertide ed infine si arriva a Ponte Felcino dove inizia la salita per Perugia. Il ritardo rispetto alle 16-17, orario in cui avremmo dovuto incontrarci presso la chiesa di S. Antonio Abate con gli altri Paciclici provenienti da Roma e da altre parti d’Italia, tra cui i due gruppi di Brescia Paciclica slow e Paciclica l’impossibile partiti giorni prima, è di almeno tre ore per cui si ingaggia una lotta contro il tempo per arrivare al luogo dell’incontro il meno tardi possibile, visto che il nostro Gino Ferri di Parma (ma paciclico bresciano della prima ora), già arrivato, ci telefona che ci stanno pazientemente aspettando. Alle 19,20, dopo aver percorso gli ultimi 7 km di salita e aver percorso almeno 2 o 3 strade a senso unico contro mano in città, mettiamo piede nel cortile della chiesa di S. Antonio abate.

L'interno di S.Antonio abate con le delegazioni FIAB da tutta Italia

Finalmente riusciamo a congiungerci con gli altri Paciclici FIAB con i quali, dopo aver spiegato le nostre traversie e averli ringraziati per la gentilezza di averci aspettato nonostante il nostro arrivo fuori tempo massimo, ci confrontiamo sul significato di raggiungere Perugia in bici. Si concorda sulla necessità di testimoniare sempre con più forza e con azioni concrete l’urgenza di riconoscere l’importanza dei cambiamenti climatici quali fonte di guerre, migrazioni, disastri ambientali e quindi sulla improrogabilità di procedere speditamente verso la decarbonizzazione della nostra società.
Dopo una mezz’oretta ci si saluta dandoci appuntamento per le ore 7 dell’indomani per schierarci in testa al corteo che muoverà dai giardini del Frontone verso Assisi alle ore 9. Verso le 20 si raggiunge l’albergo carichi di pioggia, doccia veloce, cena abbondante come giusta ricompensa di una giornata travagliata e verso le 23 tutti a nanna.
Sotto un’acqua battente, alle 6,45, parte il gruppo di Paciclici per l’appuntamento ai giardini del Frontone. Dopo 2 ore di attesa fermi sotto l’acqua si parte verso Assisi appena prima che si muova la testa del corteo composta da studenti che reggono un enorme striscione con scritto Fraternità!

Con, sullo sfondo, la città di Assisi
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Da Ponte San Giovanni in avanti la strada è invasa da un fiume di persone, ragazzi e ragazze, uomini e donne di ogni età, che in un clima di serenità cantano e lanciano slogan di pace dirigendosi verso Assisi. È molto complicato procedere in bicicletta, ma un po’ a piedi e un po’ in bici si riesce a raggiungere il gazebo della FIAB di Perugia di fianco alla chiesa di Santa Maria degli Angeli dove la bravissima Presidente Maria Grazia Celani, organizzatrice delle nostre iniziative del sabato e domenica in loco, accoglie tutti e dispensa informazioni e materiale FIAB.
Dopo una sosta al gazebo il gruppo si sparpaglia, alcuni proseguono nel corteo fino ad Assisi, altri pedalano per salire all’antico convento di San Damiano, isola silenziosa che dà un gran sollievo. Per le 16 ci si raggruppa tutti presso l’hotel di Assisi che ha ospitato il gruppo di Paciclica slow dove puntualmente arriva il pullman per il ritorno, si caricano le biciclette nel rimorchio e alle 17 si prende la strada per Brescia.
Durante le 7 ore di viaggio si riposa e ci si confronta sulla “4 giorni ciclopacifista”. In tutti c’è una sensazione di aver speso bene il proprio tempo prendendo parte ad una manifestazione molto partecipata, composta da uomini e donne di ogni età determinati a rimarcare il valore della pace coniugato con quelli di fraternità e umanità e dove possiamo sentirci fieri di aver portato e trasmesso il nostro messaggio che, oltre che la pace tra gli uomini, è necessario e urgente far pace con il pianeta che ci ospita e che l’uso della bicicletta per gli spostamenti quotidiani è uno dei modi per praticarla.
Sappiamo tutti che i cambiamenti climatici sono già in corso (tutti i giorni ne abbiamo dolorose prove). Proprio in questi giorni gli scienziati dell’ONU hanno riconfermato in modo allarmante che, se vogliamo evitare il disastro annunciato, c’è poco, pochissimo tempo per intervenire con le necessarie mitigazioni.
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 di Ettore Brunelli

 

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