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invio la lettera pubblicata dal Giornale di Brescia il 31 marzo. Ad ispirarmi è stata un'uscita sulla ciclabile della Valtenesi, a 200 metri dalla quale, in territorio di Soiano del Lago, si sta devastando un'area collinare ampia centinaia di metri per far posto al solito agglomerato di capannoni industriali. I capannoni li stanno costruendo a 200 metri dal bel paesaggio ritratto nella foto a fianco (foto-A).
Egregio Direttore,
come ben si sa, il territorio bresciano, sotto il profilo ambientale è da diversi anni sottoposto a preoccupanti fenomeni di inquinamento e di cementificazione incontrollata, con pesanti ricadute sulla salute dei cittadini e la perdita totale della qualità ambientale e paesaggistica di aree sempre più vaste.
Lo sterminio della fauna ittica del Mella non è che l'ultimo di una serie infinita di episodi di gravissima entità, rimasti purtroppo quasi sempre senza colpevoli o responsabili. E in quei pochi casi in cui questi colpevoli e responsabili vengono individuati, i provvedimenti punitivi applicati nei loro riguardi sono sempre limitati a condanne lievi e risarcimenti irrisori. In buona sostanza quindi, chi inquina è premiato, perché risparmia i costi considerevoli dello smaltimento legale delle sostanze di rifiuto a fronte di un rischio bassissimo di essere scoperto e pesantemente sanzionato.
A maggior ragione, chi cementifica il territorio, salvo la sparuta opposizione di qualche associazione ambientalista, può contare sulla compiacenza e sulla collaborazione di amministrazioni locali che in cambio di un vantaggio immediato e di breve beneficio (oneri di urbanizzazione), di fatto innescano un processo irreversibile di degrado che in molti casi determina nell'arco di pochi anni la trasformazione di pregevoli aree agricole e naturali in squallidi e disgustosi agglomerati di capannoni di cemento con relativo corollario di cataste di rottami, mega parcheggi, pseudo piste ciclabili piene di buche ed erbacce e mezzi pesanti che vanno e vengono.
Esempi di questo tipo nella provincia di Brescia ce ne sono a decine e purtroppo sembrano rappresentare il modello di crescita e sviluppo così come è sempre stato inteso e concepito dai Bresciani o per lo meno, da una larga parte di essi. Territori di grandissimo pregio come la Franciacorta, il Lago d'Iseo, il fondovalle camuno, la Bassa, sono come assaliti da un cancro maligno ed inarrestabile: anno dopo anno, boschi, prati, vigneti, ameni scorci rurali scompaiono fagocitati da un mostruoso, informe «nulla» di scatoloni grigi e labirintici nastri di asfalto.
Nemmeno il Lago di Garda, il gioiello che tutto il mondo ci invidia, viene risparmiato: Virgilio, Goethe o Kafka, se avessero la possibilità di resuscitare, strabuzzerebbero lo sguardo di fronte allo scempio che è stato fatto di località fino a poco più di vent'anni fa ancora incantevoli, come Manerba, Moniga, Soiano, Polpenazze, Padenghe o Sirmione. Di sicuro, il paesaggio odierno, con i capannoni di cemento vista lago, le case somiglianti a conigliere, i depositi di rottami, i mega parcheggi e i centri commerciali, anziché sospirose poesie, li indurrebbe a scrivere pungenti e sarcastici poemetti per celebrare la moderna barbarie perpetrata dai «moderni barbari» abitanti di questi luoghi, su questi luoghi.
Con quali conseguenze per il turismo, lo vedremo in un futuro, probabilmente non molto lontano, quando Tedeschi, Inglesi e tutti gli altri ospiti abituali cominceranno a domandarsi se varrà ancora la pena spendere il proprio tempo ed il proprio denaro per andare in vacanza in un territorio lacustre che anno dopo anno assume sempre di più le sembianze di una disordinata e degradata periferia.
Quando questo succederà sarà ormai troppo tardi: un capannone di cemento non te lo puoi nascondere in tasca (e nemmeno trasformarlo in agriturismo credo sia un'idea proficua!). Allora i «moderni barbari» cominceranno ad accusarsi l'un l'altro per ciò che hanno loro stessi compiuto ma tutto sarà inutile: rimarranno solo con un pugno di mosche in mano e con la amara consapevolezza di avere ucciso per puro eccesso di ingordigia e avidità la natura ed il paesaggio gardesani, una «gallina dalle uova d'oro» che se gestita con un minimo di avvedutezza, avrebbe potuto continuare a garantire benessere a loro, così come ai loro figli e nipoti e alle successive generazioni.
FRANCESCO GUSMERI
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